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Acido jaluronico: un aggiornamento
grazie galline!!

Ancora sull’acido Jaluronico…

Lo sapevate
….che  il suo primo utilizzo commerciale fu durante la seconda guerra mondiale quando  un certo Endre A. Balazs , decise di brevettarlo  come sostituto del bianco d’uovo nei prodotti da forno per ovviare alla mancanza di galline ovaiole?
Ma procediamo con ordine.
Nel 1936 alla Columbia University di New York , un certo Karl Meyer e i suoi collaboratori isolarono la parte attiva dal fluido sinoviale di alcuni pazienti colpiti dall’artrite reumatoide. Chiamarono la sostanza acido jaluronico dal nome del tessuto , quello jaloideo, in cui la trovarono. Pochi anni dopo, nel 1942, a un giovane studente di Budapest, Endrea  Balazs, venne l’idea di sostituire l’albume dell’uovo con l’acido jaluronico per rispondere alla domanda  sempre più pressante dei fornai di allora che non trovavano più uova per i  loro prodotti  da pasticceria
Fu un successo per Balazs che, grazie a questa sua scoperta, divenne scienziato di fama internazionale
Nei successivi anni ’40 l’acido jaluronico venne isolato da quasi tutte le specie animali . Nella decade successiva si dimostrò il collegamento tra questa sostanza e svariate  malattie tra cui l’artrite reumatoide , le artriti degenerative , il cancro e alcune patologie della pelle. Ma è solo con gli anni ’60 che cominciò il suo uso terapeutico confermato nella sua efficacia da numerosi lavori successivi. Il primo prodotto medico a base di acido jaluronico fu introdotto sul mercato negli anni ’80: si trattava di un gel utilizzato nelle procedure chirurgiche dell’occhio, cui seguì a ruota un prodotto giapponese per l’osteoartrite del ginocchio. Colpirono subito il notevole potenziale terapeutico assieme  alla sua natura di sostanza non irritante. Oggi esistono diversi derivati dell’acido jaluronico sul mercato , ognuno elaborato su misura per un determinato scopo. La sua consistenza  e la sua compatibilità con i più vari tessuti ne hanno permesso l’utilizzo in molti prodotti farmaceutici e cosmetici : fino ad oggi 30 milioni di pazienti sono stati trattati con questa sostanza nelle varie forme .
Per quanto riguarda la cosmetica , a metà degli anni ’80 uscirono sul mercato i primi sieri idratanti che contenevano acido ialuronico. In uno di essi fu riprodotta sulla confezione per la prima volta la sua struttura di sostanza polimerica ad alto peso molecolare con serigrafata la base del dimero che lo compone (catene lineari di acido D- glucuronico e N-acetil-glucosamina). Fu una svolta importante perché non era mai accaduto che una casa cosmetica insistesse su di una immagine di una formula chimica di struttura al punto di stamparla sulle confezioni di un prodotto di lusso .



L’unità ripetitiva dell’acido  D-glucuronico
e N-acetil-glucosamina nella struttura dell'acido Jaluronico.

                                                    
La dicitura poi bio-jaluronico con cui veniva presentato il prodotto sottolineava poi quello che oggi è una esigenza consolidata : l’utilizzo di derivati biotecnologici ottenuti da  fermentazione batterica ,  al posto di quelli di estrazione animale comunemente utilizzati fin d’allora. L’acido ialuronico così ottenuto non implica la sofferenza né l’uccisione di nessun animale ,  non contiene derivati animali che possono sensibilizzare la pelle umana ed è facile da produrre su larga scala.

e lo sapevate che…… 
è stato confermato anche il suo  ritrovamento nell’epidermide umana , un compartimento cutaneo in cui non dovrebbe di norma trovarsi?    Invece…. eccolo lì!!   tra i piccoli anfratti  intercellulari dei cheratinociti( le cellule dell’epidermide vitale)  ad occupare  lo spazio tra una cellula e l’altra  facilitando  in questo modo   l’orientamento, la disposizione reciproca e  la loro risalita dallo strato basale dell’epidermide verso la superficie cornea.

ma  penetra o no?
Il complesso rapporto tra acido ialuronico ed epidermide è stato oggetto poi di un’altra interessante controversia pubblicata qualche anno fa da una prestigiosa rivista del settore : il Journal of Investigative Dermatology
In un lavoro del 1999  T J Brown et al. hanno portato prove sperimentali a sostegno della tesi in base alla quale le lunghissime catene idrofile dell’acido jaluronico sono in grado di attraversare la barriera cutanea,diffondersi  a tutta la cute fino a raggiungere il microcircolo sanguineo.
L’asserzione è a dir poco sorprendente quando si sa che lo strato corneo dell’epidermide presenta una struttura a muro cementato in cui  i mattoni sono rappresentati dai corneociti (le cellule epidermiche dello strato corneo) e il cemento è rappresentato dai lipidi lamellari (ceramidi, colesterolo acidi grassi ecc,) altamente idrofobici



Struttura “a muro di mattoni” della barriera cutanea

Tale organizzazione rappresenta un efficiente sbarramento impenetrabile per sostanze idrofile e ad elevato ingombro sterico come l’acido ialuronico  ….ma come può essere allora?
Nel loro esperimento Brown et al. hanno utilizzato  un gel di acido jaluronico contrassegnato con un radionuclide inserito nel gruppo acetato della N.acetil glucosamina(che insieme all’acido glucuronico rappresenta l’unità ripetitiva dell’acido ialuronico)  e l’hanno applicato sulla pelle di  soggetti volontari . Poi hanno seguito il percorso della sostanza marcata attraverso gli strati delle pelle ..e sorpresa l’hanno trovato oltre che nel corneo e nel derma , anche nel plasma sanguineo dei soggetti trattati . Tra le possibili spiegazioni di questi sorprendenti risultati si è ipotizzato che il gel in un primo momento eserciterebbe un’attività filmogena seguita da un imbibimento della superficie cornea della pelle che porterebbe ad uno sconvolgimento della disposizione dei lipidi lamellari dando luogo ad una apertura di canali di passaggio in cui l’acido jaluronico penetrerebbe.
C’è da dire però che  questo lavoro pubblicato  ormai pubblicato più di 10 anni fa non è stato avvalorato da ulteriori ricerche, ma resta comunque degno di molta attenzione 

Conclusioni:
Senza entrare nel merito  con T J Brown per le sue conclusioni a dir poco scioccanti , va un grazie   a Endre A  Balazs per la sua geniale trovata ma soprattutto un doveroso grazie anche a tutte  quelle galline ovaiole la cui penuria,  in quel particolare momento storico,  ha tanto contribuito a far conoscere l’acido ialuronico a tutti noi .
Grazie Galline

Autore: Porto Pietro

Bibliografia:
Alessandra  Lusi  : “Biostimolazione cutanea non invasiva con risonanza quantica molecolare
valutazione ecografica”” – Scuola internazionale di medicina estetic a.
Relatore: Emanuele Bartoletti M.D, Correlatore Domenico Feleppa M.D.
Anno accademico 2007-2008
Ferdinando Terranova: “Acido ialuronico e cute” –  rivista Dermakos – n°1 feb 2008
Mauro Prevedello: “Cosmetologia , guida virtuale” – ed. Tecniche Nuove -  2004

 

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